Pensieri solitari…

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I sacrifici, di questi tempi, sono come le ciliegie: uno tira l’altro. E, dopo l’euforia dei primi anni, cominciano a pesare.

Ho lavorato, ho viaggiato, ho pianto, ho riso, ho costruito tante cose. Eppure, una parte di me è ancora l’inquieta ragazza di un tempo. E’ proprio vero: ognuno ha il proprio destino.

Si comincia la vita in un certo modo, con delle speranze, delle gioie, dei dispiaceri e poi, a poco a poco, si è trascinati verso altro.

E il mio destino è quello di dividermi tra figlie e nipotine. Se fino a cinque anni fa, trovavo il tempo (e ne avevo parecchio), per dedicarmi alle mie passioni, tante in verità, pittura, scrittura, canto, oggi nell’arco della giornata, non riesco a trovare uno straccio di pomeriggio per riprendere quello che ho lasciato.

Eppure erano proprio quelle passioni che volevo fare nella vita. Ma, come dimenticare mio padre, il suo giudizio?

No, Mary, non è questo che devi fare. Sei una donna, al massimo puoi aspirare ad un diploma e magari dare ripetizioni in casa. Ti sposerai e metterai su famiglia.

Ho fatto altro, per ripiego, e ho messo su famiglia.  Adesso, padre, saresti contento di me. Mi sto occupando da una vita della famiglia…

Eccomi pronta, allora, con valigia, borsone ed ombrello. Mary Poppins riparte per la Germania, dall’altra figlia che aspetta il suo turno per l’aiuto materno. Mentre l’altra, paziente ma non troppo, attenderà il suo, al mio rientro.  Ed il marito, che tende sempre a sponsorizzare questi miei “sacrifici”, perchè “la mamma e la nonna DEVONO aiutare”, aspetterà anche lui paziente, ma non troppo.

E pensare che quest’anno avevo deciso tassativamente di iscrivermi in palestra. Così, tanto per dire che due pomeriggi a settimana avevo un impegno e non si poteva contare su di me. In realtà ci sono andata ogni due mesi, per un totale di cinque volte.

Ho ripiegato su una camminata veloce di mezz’ora, tutte le mattine alle otto, salvo imprevisti, naturalmente. Di conveniente c’è solo il fattore economico, che di questi tempi di “magra” non è poco.

Ed allora, mi sono chiesta… Sarà che non sono capace a dire di no?

 

 

Antipolitica o sdegno?

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I sondaggi parlano chiaro. La fiducia dei cittadini italiani nei confronti della politica è al di sotto del 4%. L’astensionismo è arrivato a circa il 36%. A nessuno interessa più andare a votare (per chi poi?) e mai, come non accadeva dal tempo delle famose vicende di  “Mani pulite”, gli italiani hanno perso fiducia nei partiti ed in chi li rappresenta. Ma sembrano passati secoli da quell’inchiesta.

Allora si parlava di milioni di lire, soldi che andavano ai partiti. Oggi il tasso di mascalzoni che ricoprono il ruolo di “politici” e “amministratori locali” è talmente alto e i denari che girano sono talmente tanti che verrebbe da chiedersi se fa scandalo la notizia che c’è ancora qualcuno che vive del suo stipendio!

Ormai in giro si sentono solo frasi del tipo: ” Chi hanno beccato ‘sto giro?”  Soldi a palate, come bruscolini. Non si chiede nemmeno più a quale schieramento appartenga.

Ma il governo dei “tecnici” orgogliosamente acclama “l’incredibile sacrificio italiano”.

E c’è gente che ogni giorno perde il lavoro e la propria dignità. Dov’è la crescita? La ripresa? Il mercato è immobile.

Ormai le famiglie con figli che, a loro volta, hanno formato famiglie sono diventate i loro “ammortizzatori sociali”. E la mia è una di queste.  Si fanno sacrifici da giovani e si continuano a fare anche da vecchi…

La chiamano antipolitica, ma ormai è solo sdegno. Lo spettacolo ininterrotto della corruzione dà la nausea…

Rigore, equità, crescita, lavoro… poi i “professori” indicono una Commissione, invitano gli “alunni”  e litigano sul “beauty contest”!

L’ho sempre detto io. Non si muove foglia che B. non voglia…

 

 

La tradizione delle uova pasquali

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Facendo una piccola ricerca su internet ho letto che l’ uovo è il più antico simbolo dell’origine della vita.

E’ sempre stato associato alla primavera, alla rinascita e, nella cultura cristiana, alla resurrezione. Scambiarsi uova dipinte nelle feste propiziatorie della fertilità è una tradizione pagana e risale agli Egiziani ed ai Persiani. Questo dono della uova era considerato di buon auspicio, in quanto simbolo del rinnovarsi della vita e, con qualche variante, tale simbologia fa parte anche della cultura di molti popoli antichi.

Tra questi c’è il popolo dei romani. Plinio racconta che, per tenere lontani gli influssi malefici e augurarsi un buon raccolto, si usava seppellire nei campi delle uova dipinte di rosso.

La Pasqua ebraica, “Pasach” che significa  passaggio, è invece la ricorrenza che ricorda l’esodo dall’Egitto e la rinascita spirituale. Il pasto rituale della festa (grazie Ariela) oltre all’agnello, simbolo di dolcezza e sacrificio ed al pane azzimo, simbolo di penitenza, prevede anche le uova, simbolo di una nuova vita.

Anche l’uso di colorare le uova si è mantenuto nel tempo ed alcune leggende lo hanno legato alla figura del Cristo risorto: Maria Maddalena era una delle donne che erano andate al sepolcro di Gesù, ma l’aveva trovato vuoto.  Allora corse alla casa nella quale si trovavano i discepoli, entrò tutta trafelata ed annunciò la straordinaria notizia. Pietro, uno dei discepoli, la guardò incredulo e disse: “Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse.”
E subito le uova si colorarono di un rosso intenso! 

Un’altra leggenda fa risalire la tradizione a Luigi VII di Francia, ai tempi del ritorno dalla Seconda Crociata: un abate parigino accolse il sovrano con un dono di centinaia di uova, troppe anche per il cortigiano più ingordo. Fu così che il sovrano pensò di farle dipingere e distribuirle ai suoi sudditi. 
Dobbiamo poi ringraziare il Re Sole che quattro secoli più tardi, sempre in Francia, ebbe l’idea di rivestire le uova di cioccolato! 

Ancora oggi, in molte case (compresa la mia), si colorano le uova sode, a volte con colori vegetali e alimentari (spinaci, ortiche e prezzemolo per il verde, camomilla o zafferano per il giallo),  a volte con gli acquerelli, ma solo per bellezza. Quanto alle uova  di cioccolato, ormai sono d’obbligo su ogni tavola.

E fra un pezzetto di cioccolata ed un pezzetto di pizza pasquale, auguro una serena Pasqua a tutti gli amici del blog!

 

 

 

 

 

19 marzo di undici anni fa…

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A mio padre

 

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
“Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno”. Tu vedevi il mondo
nel novilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

(Alfonso Gatto)

 

Pensieri sparsi…

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Ecco, la musica è finita,

gli amici se ne vanno e tu rimani sola…

I festeggiamenti per il compleanno di Supernonnamary sono finiti da più di una settimana e figlia, genero e nipotine sono ripartite per la Germania. Giorni felici e caotici, la nonna ha lavorato parecchio, soprattutto perchè, quando le due piccole italo-tedesche arrivano, vogliono stare in compagnia delle cuginette italiane. Ciò significa mangiare insieme, a volte dormire insieme, quasi sempre giocare insieme sparpagliando peluche, bambolotti, piattini, tazzine, puzzle, ecc.ecc.  dal primo al terzo piano della casa!

Ma la gioia di averle vicine è tale che la fatica viene subito dimenticata e la partenza sono sempre e solo lacrime.

-  L’importante è che stiano bene – la classica frase del nonno per cercare di tirarmi su il morale.  A mente fredda lo penso anch’io e mi auguro che vada sempre tutto per il verso giusto.

Sempre più frequentemente leggo notizie su bambini usati come arma di ricatto in caso di divorzio. Lasciati in auto per distrazione, sotto un sole che ammazza. Oppure, come il caso di alcuni giorni fa che mi ha lasciato un’angoscia tremenda,  buttati in un fiume per vendetta. 

Tragedie enormi che tolgono spazio alle parole (che cosa possiamo dire di un bimbo che vola dentro l’acqua gelida come un peluche con cui si è stufi di giocare?). Cose, oggetti, non persone.  Mi chiedo come sia possibile.

La cosa più struggente dei bambini è l’impotenza. Il loro essere in balìa degli altri. La loro fiducia cieca nei grandi. 

E poi ci sono piccole tragedie quotidiane. Conosco bambini i cui genitori non si amano più. E forse hanno un po’ dimenticato pure come amare i figli, che non hanno colpe. Vivono in case diverse, a seconda dei giorni.  Bambini che, spesso, vengono chiamati “difficili”  perchè ci sono giorni sì per cui basta un capriccio e ti riempiono di coccole, ma nei giorni “no” diventano delle furie anche nei confronti dei loro amichetti. E i genitori non hanno tempo, sono troppo occupati a curarsi le ferite per occuparsi anche  dei loro figli.

Lasciati soli, in questa terra di mezzo, in cui la mamma ed il papà sembrano come impazziti.  Lasciati ore davanti alla tv a mangiare patatine o pop corn. Un po’ si sentono dimenticati, un po’ sono contenti.

Però, forse, era meglio quando ti mettevano in castigo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Le ultime arrivate… Piccole donne crescono…

E ancora mi chiedo: ma come si fa???

 

Dedicato a Conny

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Pochi minuti per vestirmi. Ho fretta di salutare per l’ultima volta la mia amica Conny, prima che la terra raccolga le sue spoglie.

L’ho sentita al telefono la scorsa settimana, non sapevo che da qualche giorno era ricoverata. Ho incontrato Francesca, da sola con i bimbi. – Mamma è all’ospedale, non si è sentita bene ultimamente… -

Era serena Conny, ha sdrammatizzato, come sempre, l’intervento che doveva affrontare. – Una sciocchezza, vedrai, venerdì mattina l’intervento, qualche giorno e poi torno, ci prenderemo il caffè al solito bar e poi… -

E poi la trovo lì, su quel freddo tavolo, in quella fredda stanzetta, nella camera mortuaria dell’ospedale. Immobile. Vestita con la sua camicetta a fiori, i jeans, le mani congiunte e i piedi legati.

Perchè si legano i piedi?

Perchè a Natale, quando ci siamo scambiate gli auguri, come facevamo da quasi vent’anni, non mi hai detto che stavi male?

Eppure sapevamo tutto l’una dell’altra. Le gioie, poche per te, le difficoltà, tante, i racconti d’estate, sedute su quel dondolo a cui facevi la corte, le partite a carte con i vicini nelle fredde giornate d’inverno, le sigarette fumate dopo il caffè e una fetta di torta, il tuo ragù toscano di cui conservo gelosamente la ricetta, i lavori ai ferri, i rammendi con la tua macchina da cucire, le lunghe chiacchierate quando, curiosa, venivi a vedermi dipingere, le confessioni e gli sfoghi sui problemi adolescenziali delle mie figlie, che hai visto crescere e quel tuo modo dire – So’ ragazzi… – cercando di sdrammatizzare i momenti difficili che tu avevi già passato con i due figli più grandi, la tristezza per una sorella in Australia, che non vedevi da anni e la mia lettera segreta, scritta al programma “Carramba, che sorpresa!” per fartela rincontrare, ma senza successo… quei tuoi tanti problemi, che cercavi di nascondere, ma che leggevo nei tuoi occhi…

E poi, con il passare degli anni, la tua benevola invidia per il desiderio di essere anche tu nonna, esaudito infine con la nascita di un nipotino affetto da problemi di salute.

Quante lacrime abbiamo versato Conny, quante parole non dette… quanti “mi dispiace”…

E poi quanta gioia con l’arrivo della nipotina sana che ti ha goduto così poco…

Ma quanto dolore e quanta angoscia per un figlio che non vedevi ormai da tempo, partito all’estero  in cerca di un lavoro e che non potevi raggiungere come io, spesso, faccio con la mia…

Tu facevi parte di noi, non dovevi andartene così… dovevi continuare a lottare in barba a questa vita che ti ha dato solo fregature!

Oggi nevica, torno da te Conny e mi sembrerà che sia come l’appuntamento per il caffè, al solito bar…

 

Dopo le feste…

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Come tutti gli anni, dopo l’Epifania che, per fortuna, “tutte le feste si porta via”, in questi giorni, al mio rientro da Francoforte, nonostante un raffreddore ed un terribile mal di schiena, sono stata alle prese con palline rosse, dorate, nastri d’argento, aghi di pino (ne ho trovati ovunque, persino nel frigorifero…) e pastori con le gambe all’aria.

Non parliamo poi del muschio che Amira o Martina si sono divertite ad usare come insalata per le bambole. E visto che hanno pensato bene di allestire i banchetti per le Barbie proprio nel salone, quando hanno sparecchiato, l’hanno ficcato sotto la carta che rivestiva il tavolino dove c’era il presepe.

Sì, avete capito bene, ho lavorato per smobilitare quel che restava del nostro Natale a casa: albero e presepe.

- E’ una tradizione che va rispettata – ha sempre detto mio marito ogni inizio di dicembre, –  mi ricordo ancora il Natale a casa mia con il presepe, è stato importante per le nostre figlie ed ora lo è anche per le nipotine -

Dopo lamentele sempre più deboli e a bassa voce per non passare per quella che non ha a cuore l’equilibrio psichico delle sue nipotine, mi sono arresa ed ho agito da sola perchè, chiaramente, lui ha sempre qualcos’altro di più importante da fare che stare lì ad appendere palline e resuscitare i pastori dell’ereditato presepe, anno dopo anno.

L’unica cosa che si concede è il posizionamento delle lucine. Lo faceva sempre suo padre e… le tradizioni vanno rispettate, aggiungo io.

Così, raccolta l’insalata ed aspirapolvere alla mano, ho cominciato a togliere gli aghi di pino. I Re Magi sono appena arrivati, ho pensato, lasciamo loro il tempo di godere di un attimo di visibilità.

Improvvisamente uno strano e fastidioso rumore è arrivato alle mie orecchie.

- Nooooo, l’aspirapolvere! Non può lasciarmi in questo momento… – Bloccata. Dalle spazzole facevano capolino pezzi di un Topolino che fu. Residuo abbandonato sotto il divano, probabilmente per via di una strenua lotta di potere tra Carolina e Leyla, o forse un lancio delle gemelle “Keslerr” (figlie di un mio nipote).

Nel frattempo, però, mi era passata anche la voglia di pulire. Così mi sono seduta sul divano ed ho pensato che, fin dalla più tenera età, mi è sempre piaciuto trascorrere le vacanze di Natale in famiglia, ma anche che dopo tanti anni, mi sarebbe piaciuto molto di più andarmene in giro a visitare città nuove, insomma fare un Natale diverso.

Che cavolo! Nonostante la crisi tante mie amiche vanno e vengono per il pianeta, mentre io sono rimasta quà a sfamare legioni di parenti che questo Natale ho, benevolmente, invitato da me.

Eravamo in venti intorno al tavolo al pranzo di Natale. Fratelli, cognate, figlie, nipoti, figlie di nipoti e mia madre. E non dico che non sia stato bello, per carità, ma anche faticoso, senza contare che ora nell’armadio posso vantare una decina di sciarpe in più e due creme antirughe che mi intimoriscono alla sola vista.

Dimenticavo, il disegno della nonna fatto da mia nipote Martina sotto l’albero. La creativa della famiglia, quattro anni e mezzo ed un talento innato per il disegno, ereditato indovinate un po’?

So’ soddisfazioni…

 

Lo scarto dei regali…

 

Buon Natale a Buon Anno

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Un augurio di cuore a tutti gli amici del blog ed una curiosità…

Voi, quest’anno, cosa vorreste da Babbo Natale?

 

 

Lacrime (della Ministra) e sangue (nostro)

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 Le nuove misure pensionistiche che preoccupano i parlamentari: dimissioni di massa entro dicembre?
 
  
 
 
 
“A sentire puzza di bruciato sono soprattutto quei 350 neoeletti che rischiano di perdere l’assegno per non aver ancora raggiunto quei 4 anni, sei mesi e un giorno di legislatura che con il sistema in corso avrebbero costituito titolo utile per il vitalizio. Regole valide, infatti, solo per l’ultimo anno di legislatura. E qui casca l’asino. Giusta o no (si contravviene alla regola sulla retroattività delle leggi) la misura andrebbe a colpire i parlamentari in carica. E molti di loro già starebbero pensando alla contromossa: dimettersi entro il 31 dicembre (indiscrezione di Sky Tg24) per evitare di incappare nel nuovo regime, decisamente sfavorevole rispetto all’attuale.
Se ai più appare inverosimile l’ipotesi delle dimissioni di massa, dall’altra c’è chi già prefigura una norma transitoria che salvi i diritti degli eletti in carica” 
 
 
Governo Monti: rigore, equità, sviluppo. Col rigore ci siamo. Ma dov’è l’equità?
Sia ben chiaro, era necessario mettere mano alle pensioni, soprattutto per le nuove generazioni.  Tuttavia si è preteso di fare in due settimane quello che per  30 anni una classe politica di lestofanti e di egoisti non ha fatto.
Ma il tempo stringe, lo spread sale, l’economia e l’Europa crollano! E allora urge una manovra “lacrime e sangue”.
Nessun taglio alle spese della politica, alle spese militari, difficoltà a reperire fondi sulla ritassazione dei capitali scudati (una Commissione della Camera sta “studiando” il caso), niente ICI per i patrimoni immobiliari della Chiesa (forse qualche altra Commissione “studierà” il caso…), difficoltà all’eliminazione delle Province (iter difficile e troppo lungo, bisognerà studiare anche quì), nessuna patrimoniale (complicato reperire le ricchezze ed i ricchi…).
Meglio saccheggiare ancora la classe media.
In questi giorni provo a seguire con animo sereno e mente sgombra da ogni pregiudizio, da cittadina preoccupata dello stato di crisi in cui versa questo Paese,  le varie fasi della manovra.  Non riesco, però, a nascondere il mio sconcerto nel vedere che poco è cambiato e che sono sempre i soliti a pagare. I soliti che fanno “cassa”. Di sviluppo, poi, ancora non si parla, si dovrà “studiare”.
Intanto aspetto. Continuo ad inseguire una pensione di vecchiaia (e non di anzianità, in quanto anni fa decisi di lasciare il mio posto di lavoro per seguire le figlie),  diritto che cambia e si allunga ogni volta che cambia il governo.
Fra poche settimane è Natale, dovremo essere tutti più buoni… ma resto dell’idea che se il “decreto salva-Italia” resta quello che è, diventa solo un “decreto salva-privilegiati”…
 
 
 
 

C’era una volta la gentilezza…

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Lite per un parcheggio. Pensionato travolto ed ucciso

 

Vorrei parlare di gentilezza. Un valore a rischio rottamazione, in controtendenza. 

Un tempo molto lontano era la virtù per eccellenza. Oggi chi ce l’ha innata tende quasi a vergognarsene. Chi non l’ha mai avuta non ne sente la mancanza.

Perchè il mondo in cui viviamo ci educa alla prepotenza. Il tasso di aggressività che si respira, soprattutto nelle grandi città, e soprattutto in auto, supera di gran lunga quello delle polveri sottili.

Chi non si è mai trovato nel traffico, all’ora di punta, e non ha subìto qualche gestaccio? O, magari, fermi ad un semaforo rosso, allo scatto del verde non è stato superato immediatamente da qualcuno che gesticolando furiosamente ci ha mostrato il suo dito medio? Del resto, anche noti uomini di Stato, più e più volte ci hanno dato prova della loro “gentilezza”, e non solo.

In mezzo al traffico si diventa dei mostri. Di peggio c’è solo lo stadio. O gli studi televisivi.

Merce rara la gentilezza, come l’educazione. Quando viene usata bene e non te l’aspetti, può anche distruggerti.

Ho letto che esiste un movimento per difenderla, nato a Tokio nel 1997, tempi in cui la maleducazione non era ancora un fenomeno di massa. Esiste anche la giornata della gentilezza che si festeggia il 13 novembre e che, senza passare per smielata o buonista, sarebbe bene festeggiarla tutti i giorni per evitare che accadano cose che quotidianamente la cronaca ci riporta.

“Nessun atto di gentilezza, per quanto piccolo è vano”. (Esopo)

 


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